In principo era la “House”, nata a Chicago nella seconda metà degli anni Ottanta dalla fusione di elettronica europea, disco e soul. Poi è arrivata la techno di Detroit, «il suono dei Kraftwerk che incontrano George Clinton in ascensore» come disse uno dei suoi massimi teorici Derrick May. Di lì tutto si è complicato: la dance ha intrapreso percorsi evolutivi complicatissimi e fino a quel momento impensabili. Generi e sottogeneri si susseguono da allora a cadenza stagionale, alcune etichette scompaiono dopo breve fortuna (Balearic, Hip-House, New-Beat...) mentre altre continuano ad influenzare la storia delle piste da ballo anche a distanza di anni.

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