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Se la musica folk ha sempre trattato temi sociali e politici, si sono dovuti aspettare i primi anni '60 perchè il rock, ancora in età infantile, cominciasse a tenerne conto. Il noto passaggio di Bob Dylan dal suono acustico a quello elettrico segna più o meno la nascita del "Political Rock". Presto altri artisti avrebbero seguito il suo esempio -tra questi, i Byrds, Neil Young, e Crosby, Stills and Nash- rubacchiando anche un po' da folksinger come Phil Ochs e Joan Baez. I rockers politicizzati cantavano dei malumori sociali e politici dell'epoca, ed erano generalmente di sinistra, nonostante non ci sia stato un tema ad unirli dalle note lotte degli anni tra la fine dei '60 e l'inizio dei '70. Negli anni consumistici tra fine '70 e inizio '80, il Punk raccolse il vessillo e trasformò questo linguaggio in qualcosa di più rabbioso e in una sfida ai poteri e alle convenzioni. Nel frattempo, molti artisti mainstream di quel periodo si schieravano a supportare le loro cause preferite. Ad esempio gli U2 hanno costruito molta della loro popolarità iniziale su questo genere di credibilità, mentre negli anni '80 numerose popstar coglievano ogni opportunità alla Live Aid o "We are the World" per fare sfoggio di coscienza sociale ai loro fans. Che l'abbiano fatto spinti dall'urgenza di cambiare la società o per meno nobili ragioni di marketing, spetta agli ascoltatori deciderlo. Il catalogo del rock politicizzato più recente include tutto ciò che va dal punk melodico dei Clash al rock attivista degli australiani  Midnight Oil, fino ai "comizi" dei Rage Against the Machine.