Vecchi successi

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Tutto - o quasi - ciò che arriva dal passato! Di certo tutto ciò che di musicale è arrivato qui da noi dall’America dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale: vale a dire il doo-wop, il primo rock’n’roll, il jazz vocale delle origini, le grandi orchestre swing come quella di Glenn Miller... Tutta quella musica - e quella cultura - che ha preceduto la stagione libertaria e rivoluzionaria di metà anni Sessanta, mettendo le basi (in termini di gusto e di evoluzione dei costumi) perché tale rivoluzione potesse avere luogo. Largamente rivalutato dall’ondata “lounge” e “cocktalil” della seconda metà degli anni Novanta, il culto degli “oldies” non stimola soltanto le papille della nostalgia: come certe antiche (e per gli standard attuali straordinariamente caste) annate di Playboy, la musica pre-1965 ci parla anche di un mondo ancora inncocente e pieno di speranza (la comprensibile speranza comune a tutte le epoche postbelliche). Un mondo ancora tutto da inventare, nel quale la nozione di “futuro” è ancora un’idea entusiasmante e soprattutto “possibile”. Contro il cinismo che (inevitabilmente) ha contaminato il nostro mondo ed il modo di vivere dagli anni Ottanta in avanti, non c’è antidoto migliore di una full-immersion dentro la favolosa realtà virtuale del mondo come lo raccontava qualche grande orchestra dei tempi  dei nostri padri, o dei padri dei nostri padri...

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