Un classico paragonabile a certi classici della letteratura americana. Non c’è altro modo per definire Tom Waits, che - fra l’altro - proprio per la peculiarità e la profondità della propria scrittura, rappresenta anche linguisticamente una sorta di cerniera tra il mondo della musica pop e quello della letteratura. Da sempre le sue canzoni sono abitate da perdenti, ubriaconi, solitari, barboni, innamorati rifiutati e in generale tutto il demi-mondé che abita i locali notturni ed i bar quando si avvicina l’ora della chiusura (non è ovviamente una concidenza se il suo album di esordio, del 1973, si intitolava proprio “Closing Time”). E con una faccia ed una presenza fisica perfettamente allineata alle storie che racconta, era inevitabile che Waits incontrasse prima o poi la via del grande schermo. Lo ha in realtà fatto soltato in poche selezionate occasioni, quando erano degli amici veri a coinvolgerlo: la prima interpretazione fu quella, indimenticabile, di uno dei tre galeotti in “Daunbailò” di Jim Jarmush (1986); la seconda è un cameo dentro “La tigre e la neve” del suo amico Roberto Benigni (che fu un altro dei tre galeotti di “Daunbailò”) nel 2005. Qui Waits canta il brano “You Can Never Hold Back Spring”, poi inserito nell’album del 2006 “Orphans: Brawlers, Bawlers & Bastards”.

fdl


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