C’è chi considera i Clash la band più “vera” che abbia mai calcato i palcoscenici del rock’n’roll. In un certo senso è vero: sul finire del decennio Settanta, quando la musica era in mano (principalmente) ai milionari bourgeouise del “progressive” e del rock melodico, l’arrivo dei Clash fu una rivelazione. Pià articolati nel proprio ragionamento rispetto alla maggior parte delle coeve formazioni punk, quasi “politici” per la lucidità di certi testi, i Clash unirono passione, impegno ed un suono deflagrantemente potente. Sperimentarono, anche: certe contaminazioni con il reggae ed il dub, oggi all’ordine del giorno, all’epoca dovevano sembrare oltremodo ardite al pubblico conservatore quanto a quello “alternativo”. Epitome della rock’n’roll band che riesce a fare la rivoluzione con soli tre accordi di chitarra, i Clash hanno lasciato un’eredità di straordinaria portata non solo in campo punk e rock - dove, anzi, i loro epigoni si sono rivelati spesso malinconicamente deboli rispetto al modello di partenza - ma nell’elettronica e nella canzone d’autore.
Inutile sottolineare, ancora una volta, che la morte del vocalist e chitarrista Joe Strummer il 22 dicembre 2002 ci ha lasciati tutti quanti più soli e più tristi.

fdl


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