“The Beatles”: una presenza talmente imponente nella cultura (non solo pop) del ventesimo e del ventunesimo secolo da rendere necessario - quasi - schiarirsi la voce ogni volta che già solo li si nomina. La storia è nota: Liverpool, il Cavern Club, gli esordi rock’n’roll, poi l’esplosione (planetaria, in un mondo che forse soltanto allora si percepiva come tale), i concerti, l’isteria di massa, la sbandata per l’Oriente, i dischi sperimentali, i litigi, il famoso “ultimo” disco (“Let It Be”, quello che doveva salvare il salvabile in termini di rapporti umani e collaboratività di studio, quello che nelle intenzioni di Paul McCartney doveva segnare anche il “ritorno al rock”). Un lascito, il loro, che però è fatto soprattutto di canzoni: quelle che tutti conoscono, quelli che anche i bambini  sanno cantare. “All You Need Is Love”, “Yesterday”, “Penny Lane”... Le carriere soliste dei quattro hanno -  con gli altri e bassi che è facile intuire - hanno in minima parte colmato il vuoto del gruppo madre: ma l’eredità è oggettivamente impossibile da colmare.

fdl


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