Accadde tutto nella testa di Brian Wilson: fu sua l’intuizione - “visione” la chiamerebbe qualcuno più vicino alle cose dello spirito - di prendere il rock’n’roll di Chuck Berry, di arricchirlo di armonie vocali polifoniche accattivanti ma anche un po’ stranianti, e di lavorare sottilmente e caparbiamente sulla struttura e le armonizzazioni delle canzoni in maniera che ognuna diventasse una sorta di piccolo viaggio psichedelico a sé stante. Fu così che dopo gli inni surf (“Surfin’ Safari”, “Surfin’ USA”) venne l’epoca di un album come “Pet Sounds”: era il 1966, e il  pop non sarebbe per davvero mai più stato lo stesso. Le orchestrazioni (il sottotitolo del disco era “una sinfonia adolescenziale per Dio”), l’atmosfera epica eppure anche pastorale... tutto congiurò per fare di “Pet Sounds” uno dei dischi più innovativi, affascinanti ed anche inspiegabili di tutti i tempi.

fdl


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