La New York più sensibile ed intellettuale della prima stagione del punk (1976 e anni successivi) ebbe il suo simbolo e la sua guida in una band guidata da uno strano tizio dinoccolato chiamato David Byrne, che parlava come un professore universitario e cantava in un gruppo nel quale l’enegia bruta del punk veniva canalizzata in un art-rock sghembo, surreale e amante delle contaminazioni afro-caraibiche. Pezzi come “Psycho Killer” e “Once In A Lifetime” sono dei piccoli classici ancora oggi, dopo tanti anni dallo scioglimento del gruppo e con Byrne ormai da tempo trasformato in raffinato “maitre a penser” sulle questioni del globalismo, oltre che occasionale autore di ricercati dischi di spericolata contaminazione transculturale...

fdl


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