Come trasformare un ex-teen idol da “quello cicciobomba dei Take That” ad un credibile artista da classifica adulto e adatto per un servizio fotografico in bianco e nero di GQ: la storia di Robbie Williams si potrebbe riassumerla così, ed è la storia di un successo tutt’altro che annunciato. Parte dei Take That sin dai loro esordi nel 1990, Robbie Williams ne viene cacciato nel 1995 perché rissoso e “non coerente” con l’immagine di bravi ragazzi che era alla base dell’immagine pubblica della base. Ciò che però a quel punto era difficile immaginarsi era che dentro Robbie si nascondesse non (o non solo) una popstar da classifica, ma il potenziale erede degli Oasis alla guida del movimento “britpop”. Cosa divenuta immediatamente chiara con la sua apparizione proprio nel bel mezzo di un concerto degli Oasis al festival di Glastonbury nel 1995, e più ancora con l’uscita del suo primo album solista “Life Thru A Lens” e del singolo “Angel” - entrambi (a dispetto di un non immediato successo di pubblico per l’album) eccellenti esempio di “pop” perfettamente calato nella migliore tradizione inglese. Da lì è partita una straordinaria carriera che - attraverso alti e bassi, e con l’unico rimpianto di non avere ancora pienamente conquistato, almeno fino ad oggi, il mercato americano - ha fatto di Williams uno dei più interessanti e “veri” (si legga al proposito la sua biografia) protagonisti della cultura pop di oggi.

fdl


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