Se avete presente quel film “senza parole” in cui straordinari paesaggi urbani e naturali venivano filmati e poi riprodotti ad una velocità cento volte superiore (per cui una giornata solare durava poco meno di un minuto, e vedevi il sole letteralmente “fare il giro” del cielo), allora avete sicuramente presente anche la musica di Philip Glass. Il film era “Koyaanisqatsi”, del 1983, primo di un trittico di documentari di Godfrey Reggio (gli  altri saranno “Powaqqatsi” del 1988 e “Naqoyqatsi” del 2002) a cui Glass prestò la sua musica orchestrale ossessiva, feroce, ripetitiva, eppure anche bellissima, potente come l’esplosione di una supernova nel cielo della notte - e proprio per questo perfetta a sottolineare le immagini di Reggio. Gli esperti la definiscono “minimalismo” (per via delle minime variazioni all‘interno della partitura, apparentemente), e lui ne è il maestro indiscusso. Amico personale di David Bowie, David Byrne ed Aphex Twin - ed apparentemente anche appassionato di “acid-house”! - Glass è senza dubbio una delle figure di spicco della musica del Ventesimo Secolo: un vero anello di congiunzione tra colto ed extra-colto.

fdl


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