Adesso che ha superato la fatidica soglia dei sessantaquattro anni (quella evocata dalla canzone “When I’m sixty-four”, su “Sgt.Pepper’s”) viene quasi da considerarlo immortale. A maggior ragione vista la curiosa leggenda metropolitana che lo riguarda: quella secondo lui sarebbe morto proprio durante la registrazione di “Sgt.Pepper’s”, e successivamente sostituito da un sosia (indizi a carico: una mano che sventola sopra la sua testa sulla copertina di “Sgt. Pepper’s”, e il fatto che sia l’unico a piedi nudi sulla copertina di “Abbey Road”). Se veramente di sosia si tratta, occorre complimentarsi con lui: il garbo con il quale McCartney ha affrontato la sua carriera post-Beatles - mantenendo una qualità impeccabile anche nei momenti più  smaccatamente pop, su tutte citiamo “Silly Love Songs” dei Wings - il coraggio con in quale ha accettato di vivere pubblicamente i suoi lutti personali, e il divertimento che ancora traspare dalle sue uscite pubbliche, sono un’esempio per chiunque abbia vissuto una vita da superstar del pop. Bravo!

fdl


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