La sera dell'otto aprile 1994, un venerdì, apprendevamo dal telegiornale che Kurt Cobain era morto suicida nella sua casa di Seattle. Attimi di incredulità, di confusione, di disorientamento. Sensazione di perdita d'equilibrio. Si dice che quello di Cobain sia stato un “tradimento generazionale”, e il tradimento - forse - è stato farci credere che anche a quelle condizioni si potesse farcela, noi e lui, e benone. Lui però non ce l'ha fatta. E allora fare i conti con la realtà diventa immediatamente più duro: «Io non ti devo nulla!» urla Dave Grohl nella straordinaria “I'll Stick Around”, atto di deflagrazione dei Foo Fighters, e tutti capiamo perfettamente a chi si riferisce. Certe vicinanze pesano, più ancora delle chiacchiere e delle accuse di speculazione. Il resto è un pugno di canzoni che già oggi fanno spavento per quanto sono ancora attuali ed evidentemente destinate all’eternità; una vedova pazza che però, forse, l’ha amato veramente; una figlia - Frances Bean - che ora, teenager, è il ritratto spiccicato di suo padre; ma soprattutto l’eredità che respira in chiunque, anche solo una volta nella vita, abbia sentito una colata di piombo fuso scorrergli nelle vene ascoltando l’attacco di “Smells Like Teen Spirit”.

fdl


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