Prima sorpresa: a sentirlo parlare (ad esempio nel film-documentario di Michael Moore “Bowling for Columbine”) Marylin Manson ha una voce assai più calda, profonda e “amichevole” di quanto non abbia nei dischi o sul palco. Seconda sorpresa: se uno si prende la briga di fendere il muro di rumore, metallo pesante, maquillage gotico e specchietti per le allodole dei media, e di entrare quindi - come fosse un videogioco - “dentro” un qualsiasi disco di Marylin Manson, scoprirà una materia prima musicale tutt’altro che banale o dozzinale. Figlio spirituale di Alice Cooper e dei Nine Inch Nails, Manson (Brian Hugh Warner il suo nome all’anagrafe) si traveste da anticristo ma è assolutamente abile e competente nell’argomentare le proprie idee sul mondo, sull’operato del governo americano in termini di politica interna ed esterna, e sulla manipolazione della realtà operata dai media. I suoi show sono ovviamente un carnevale di eccessi visuali ed acustici dal primo all’ultimo secondo, ma il personaggio merita un’attenzione libera da pregiudizi o preconcetti.

fdl


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