Non è esattamente un ragazzino: è nato nel giugno 1961, ma alla fine per Manu Chao l’età pare essere un dettaglio totalmente secondario se non addirittura irrilevante. L’immagine che abbiamo di lui è - da sempre - quella di un moderno “trobadour” cresciuto a punk, folk basco, pop galiziano, rock’n’roll e hip-hop latinoamericano. Prima con la sua antica band, i Mano Negra, il cui album “La Patchanka” (dove c’era anche il famosissimo singolo “King Kong Five”) ha dato il nome ad un intero genere musicale oltre che ad un’attitudine rispetto al rimescolamento delle carte e dei generi musicali; poi con gli album solisti, i frequenti viaggi sulle rotte dei veri “dimenticati“ del terzo e del quarto mondo, i concerti a sostegno delle cause più spinose (ne ricordiamo uno, indimenticabile, durante il famigerato “G8” a Genova nel 2001). Festaiolo ma al tempo stesso malinconico, il “sound” di Manu Chao è uno dei più riusciti esempi di “integrazione” all’interno della cultura pop di oggi.

fdl


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