Joss Stone

In America non potevano credere ai loro occhi. «Quella ragazzetta bionda sarebbe Joss Stone?» pare abbia mormorato l’incredulo dee-jay di una stazione radio di Chicago quando se l’è trovata di fronte per la prima volta. Con addosso i jeans coi brillantini, un top di tessuto batik, e le gote rosse e pienotte da cartoon giapponese, Joss Stone sembrava una delle tante ragazzine che ogni giorno gli telefonavano alla radio per richiedere l’ultimo singolo delle Destiny’s Child. Non fosse stato per la sua voce (e per le insistenze della casa discografica che aveva appena pubblicato il suo disco di esordio), Joss sarebbe stata cortesemente riaccompagnata alla reception. Errore imperdonabile. Un anno e mezzo più tardi, e Joss Stone sarebe stata il nome - e la voce - a cui tutti guardavano.
Voce che fra l’altro pare fatta apposta per evocare il più trito dei cliché, quello di un’esistenza straziata dall’alcool, dalle sigarette senza filtro e sopratutto da amori molto, molto infelici. Immediati i tentativi di tracciare paralleli con le biografie di Janis Joplin, Nina Simone, Billie Holiday. Ma il paragone non regge: Joss nasce da una buona famiglia della provincia inglese. Niente infanzia disadattata, niente povertà. Men che mai adesso che - con un fatturato annuo di 5 milioni di sterline - Joss è ufficiamente entrata al quattordicesimo posto nella superclassifica dei contribuenti più ricchi secondo il fisco inglese (per la cronaca: David e Victoria Beckham sono al secondo con 75 milioni di sterline, Chris Martin dei Coldplay al quarto con 10 milioni). Alcool e cuori infranti, almeno? Niente da fare: Joss dichiara di non aver quasi mai toccato alcool in vita sua, e di essere «ancora troppo giovane» per aver avuto occasione di farsi spezzare il cuore come si conviene ad una cantante blues...
Chi adesso se la ride più di tutti è però Steve Greenberg: l’uomo che aveva capito tutto quando per il resto del mondo Joss Stone era ancora solo un’impacciata dodicenne con una madre un po’ sadica ed un po’ esibizionista che la iscrisse ad uno show televisivo della BBC - Junior Star For a Night, una sorta di Piccoli Fans locale - dove Joss sbaragliò la concorrenza dei coetanei cantando On The Radio di Donna Summer. Era il 1999: due anni dopo una registrazione di quello show finisce nelle mani di Greenberg, e ovviamente ognuno è libero di pensare il peggio di un discografico che ritiene parte del suo mestiere di discografico il visionare videocassette di show televisivi per bambini, ma il punto è che Greenberg vede “qualcosa”, e quel qualcosa lo convince a mettere sotto contratto Joss Stone. Il resto è storia recente. E il commento di Joss sul suo stesso successo è forse il miglior sottotitolo: «non so se davvero mi merito tanta attenzione: in fondo tutto ciò che faccio è cantare dentro un microfono». Beata innocenza.
Voce che fra l’altro pare fatta apposta per evocare il più trito dei cliché, quello di un’esistenza straziata dall’alcool, dalle sigarette senza filtro e sopratutto da amori molto, molto infelici. Immediati i tentativi di tracciare paralleli con le biografie di Janis Joplin, Nina Simone, Billie Holiday. Ma il paragone non regge: Joss nasce da una buona famiglia della provincia inglese. Niente infanzia disadattata, niente povertà. Men che mai adesso che - con un fatturato annuo di 5 milioni di sterline - Joss è ufficiamente entrata al quattordicesimo posto nella superclassifica dei contribuenti più ricchi secondo il fisco inglese (per la cronaca: David e Victoria Beckham sono al secondo con 75 milioni di sterline, Chris Martin dei Coldplay al quarto con 10 milioni). Alcool e cuori infranti, almeno? Niente da fare: Joss dichiara di non aver quasi mai toccato alcool in vita sua, e di essere «ancora troppo giovane» per aver avuto occasione di farsi spezzare il cuore come si conviene ad una cantante blues...
Chi adesso se la ride più di tutti è però Steve Greenberg: l’uomo che aveva capito tutto quando per il resto del mondo Joss Stone era ancora solo un’impacciata dodicenne con una madre un po’ sadica ed un po’ esibizionista che la iscrisse ad uno show televisivo della BBC - Junior Star For a Night, una sorta di Piccoli Fans locale - dove Joss sbaragliò la concorrenza dei coetanei cantando On The Radio di Donna Summer. Era il 1999: due anni dopo una registrazione di quello show finisce nelle mani di Greenberg, e ovviamente ognuno è libero di pensare il peggio di un discografico che ritiene parte del suo mestiere di discografico il visionare videocassette di show televisivi per bambini, ma il punto è che Greenberg vede “qualcosa”, e quel qualcosa lo convince a mettere sotto contratto Joss Stone. Il resto è storia recente. E il commento di Joss sul suo stesso successo è forse il miglior sottotitolo: «non so se davvero mi merito tanta attenzione: in fondo tutto ciò che faccio è cantare dentro un microfono». Beata innocenza.
fdl
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Artista
Joss Stone
Nome:
Jocelyn
Cognome:
Stoker
Città
Devon
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