Destino comune a molti eccentrici, quello di essere ricordati per quello che vestono o per le stranezze che fanno più che per i reali meriti. Prendiamo Jason Kay ad esempio, voce, testa e immagine dei Jamiroquai: tutti ricordano i suoi assurdi copricapi, il più sobrio dei quali è ingombrante più o meno come un bufalo impagliato e vestito a festa per il carnevale di Rio. Tutti ricordano la leggenda secondo cui lui avrebbe in garage qualcosa come una decina di Ferrari (mica tanto leggenda poi: pare sia tutto vero!). Ma c’è qualcuno che ricordi il titolo di una singola sua canzone? Almeno di un album? Ok: tutti più o meno sanno che ai concerti di Jamiroquai “ci vanno le modelle”, e quindi il suono dev’essere dalle parti della musica black, ma non troppo black, di certo modaiola e di certo non troppo estrema. Tutto vero, ci mancherebbe: ma nessuno che sappia citare un titolo o un motivetto. Ed è un peccato, perché almeno il suo esordio del 1992 - “Emergency On Planet Earth”, uscita in piena esplosione “acid-jazz” - è un pregevolissimo lavoro di omaggio al soul ed al funk minore degli anni Settanta, un raffinata opera di citazione e riproposizione con un occhio alla filologia ed un altro alla pista da ballo, dove il collante pare essere la personale visione “spaziale” della vita (un po’ alla vecchi Parliament) ed  una inedita (per l’epoca) sensibilità ambientalista. Quindi, la prossima volta che vi chiederanno che ne pensate dei Jamiroquai, citate almeno il brano che apriva quel vecchio album di esordio, “When You Gonna Learn”. Aggiungete che ciò che vi faceva letteralmente impazzire era il suono del “didgeridoo” in apertura: farete un figurone....

fdl


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