Fred Buscaglione

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Nessuno seppe interpretare il ruolo del simpatico spaccone o del “gangster dal cuore tenero” meglio di Fred Buscaglione. Nato a Torino nel 1921, Buscaglione iniziò il proprio percorso nel mondo della musica cominciando dai classici e frequentando, con profitto, il Conservatorio. È di quegli stessi anni il suo debutto come contrabbassista e cantante jazz nei localetti “off“ della sua città: talento di cui si accorsero anche i militari americani che lo tennero prigioniero in una base in Sardegna durante la seconda Guerra Mondiale - al punto da farlo entrare nell’orchestra della base. Fu quella l’occasione per Buscaglione di conoscere di prima mano i nuovi suoni ed i ritmi che stavano nascendo negli Stati Uniti, lezione di cui lui farà tesoro e che diventerà di lì in avanti parte integrante del suo personaggio, ispirato ai gangster americani da film. La sua istrionica simpatia e l’indiscusso talento nello scrivere canzoni (fra le altre: “Che bambola”, “Teresa non sparare”, “Eri piccola”, “Love in Portofino”, “Porfirio Villarosa”, “Whisky facile”...) ne fecero un beniamino dei grandi e - dopo alcune fortunate apparizioni pubblicitarie dentro “Carosello” - anche dei più piccini.
Anche la sua fine fu in qualche modo “cinematografica”, o comunque coerente al personaggio: si schiantò, nel 1960, alle prime luci dell’alba, a bordo della sua Thunderbird rosa, contro un camion carico di tufo nel quartiere romano Parioli. Un esame tossicologico successivo alla riapertura, alcuni anni fa, del caso riguardante la sua morte, ha fra l’altro rivelato che quella notte Buscaglione non era ubriaco - come si era detto in un primo momento - ma completamente sobrio. Unica consolazione - se di consolazione si può parlare - in una morte tanto coreografica quanto prematura.

fdl


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