Franz Ferdinand

Franz Ferdinand: un quartetto di poco più che ventenni provenienti da Glasgow. Suonano “rock” - per quanto generico il termine possa sembrare oggi. Rock squadrato ed efficiente, declinato a una maniera che sembra quasi voler provare a riannodare i fili con la vecchia new wave inglese (quella nervosa ed oscura di gente come Joy Division e A Certain Ratio, non quella dandy e gioviale che passava anche a DeeJay Television). Quando, nel 2004, è uscito il loro omonimo album di debutto, nel giro di pochi mesi tutti hanno cominciato a parlare dei Franz Ferdinand come del “gruppo dell’anno”: i magazine di moda li hanno schiaffati in copertina celebrandone lo stile sobrio e quasi un po’ severo. Le riviste musicali li adoravano. Le fanzine iper-specializzate diffidavano di tutto l’hype che li ha avvolti sin dalla prima comparsa sulle scene, ma alla fine anche loro li adoravano. L’album ha venduto circa due milioni di copie, e negli stessi mesi i FF si sono portati a casa pure il Mercury Prize, l’annuale premio assegnato al nome più rappresentativo dell’industria discografica britannica. Tutto in meno di dodici mesi.
Come dire: avevamo lasciato il rock inglese in balia di una masnada di zotici ubriaconi attaccabrighe chiamati Oasis (e del loro tenero equivalente universitario, i Blur), lo ritroviamo nelle mani di una band il cui cantante, intervistato dal mammasantissima delle riviste di moda V Magazine, intrattiene l’intervistatore per diverse cartelle sul tema “Rodchenko e l’Utopia Construttivista”. E questo poche settimane dopo essere stato chiamato insieme a tutta la band a fare il guest-editor della sezione “arti & cultura” del quotidiano inglese The Guardian. Il tutto senza sembrare per forza un fighetto intellettuale. Anzi. La novità, insomma, è che ora si può anche professarsi innamorati, acculturati, normali, ed essere ugualmente - e credibilmente - rock’n’roll. Che sia questa la rivoluzione? Se è così, ci piace molto. Addio per sempre Oasis, benvenuti Franz Ferdinand.
Come dire: avevamo lasciato il rock inglese in balia di una masnada di zotici ubriaconi attaccabrighe chiamati Oasis (e del loro tenero equivalente universitario, i Blur), lo ritroviamo nelle mani di una band il cui cantante, intervistato dal mammasantissima delle riviste di moda V Magazine, intrattiene l’intervistatore per diverse cartelle sul tema “Rodchenko e l’Utopia Construttivista”. E questo poche settimane dopo essere stato chiamato insieme a tutta la band a fare il guest-editor della sezione “arti & cultura” del quotidiano inglese The Guardian. Il tutto senza sembrare per forza un fighetto intellettuale. Anzi. La novità, insomma, è che ora si può anche professarsi innamorati, acculturati, normali, ed essere ugualmente - e credibilmente - rock’n’roll. Che sia questa la rivoluzione? Se è così, ci piace molto. Addio per sempre Oasis, benvenuti Franz Ferdinand.
fdl
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Artista
Franz Ferdinand
Città
Glasgow, Scotland
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