Non è sbagliato dividere la musica popolare in “prima di Frank Sinatra” e “dopo Frank Sinatra”. Non a caso soprannominato “The Voice” (“la voce”) Sinatra fu probabilmente il più grande interprete di canzoni di tutti i tempi. Il suo stile sobrio e confidenziale - frutto di una severa disciplina tecnica e di una particolare tecnica di respirazione - fecero di lui il “crooner” per antonomasia ed un personaggio in grado di riunificare la grande tradizione della canzone popolare americana con la modernità e le nuove generazioni.
Nato nel New Jersey il 12 dicembre 1915 da una famiglia italo-americana (il padre era della provincia di Palermo, la madre di Lumarzo, sulle alture di Genova), sin dalla più tenera età Sinatra era un fan di Bing Crosby, ed è proprio imitando il suo idolo che il giovane Frank capì quale avrebbe voluto fosse il suo destino: cantare. Una prevedibile gavetta nei locali del New Jersey lo portò ad essere assunto nell’orchestra di Tommy Dorsey, dove fu chiaro come la sua giovane età ed il suo ascendente presso il pubblico suo coetaneo avevano la potenzialità di svecchiare tanto lo stile del classico pop orchestrale quanto il pubblico cui tale genere si rivolgeva. Fu proprio con l’idea di farne una sorta di “teen idol” ant-litteram che la Columbia Records lo mise sotto contratto nel 1942, dando origine alla infinita serie di hit che tutti conosciamo: "Sunday, Monday or Always”, “People Will Say We're in Love”, “White Christmas”, “You'll Never Walk Alone”, “Ol' Man River”, “Begin The Beguine”... È di quegli stessi anni il suo debutto cinematografico con “Due marinai e una ragazza” (che è in effetti il suo secondo film, ma il primo arrivato in Italia), inizio di una carriera che di lì in avanti procederà parallelamente a quella canora.
Minato da un’esistenza vissuta sempre al massimo di giri (e dai due pacchetti di sigarette e della bottiglia intera di whiskey che si è quotidianamente concesso per buona parte della sua vita...) il 14 maggio 1998, all’età di 83 anni, Frank Sinatra cedette infine ad un quarto infarto. Anche se pure la sua fine è in realtà ammantata di leggenda: si dice infatti che l’infarto lo rese invalido e non lo uccise, ma fu lui a chiedere ai medici del Cedars-Sinai Medical Center di Los Angeles di staccare la macchian che lo teneva in vita, sorridendo per l’ultima volta alla moglie Barbara.

fdl


Notizie su Frank Sinatra

 
 
 
 

Radio del mondo