Foo Fighters

1995: Kurt Cobain si è da pochi mesi suicidato, l’eredità della sua band - i Nirvana - è ancora in discussione (e lo sarà per ancora molto tempo). Dave Grohl, batterista nativo dell’hinterland di Washington, dal 1990 batterista ufficiale dei Nirvana, pubblica una canzone dal titolo “I’ll Stick Around” il cui ritornello dice: «I don't owe you anything!», ovvero “io non ti devo nulla”. È chiaro a tutti sin dal primo momento che quello è il modo scelto da Grohl per elaborare pubblicamente il lutto per la perdita dell’amico: ed è anche il primo atto di una band - i Foo Fighters - che all’inizio sembravano solo un passatempo solista per un batterista impegnato con la rock-band più importante del mondo, ma che invece con gli anni hanno costruito solidità ed un repertorio tra i più interessanti della scena “post-grunge” statunitense. È lo stesso Grohl a raccontarlo: all’inizio creò i Foo Fighters unicamente perché gli capitava di avere delle idee per delle canzoni e gli spiaceva andassero perdute (dato per assunto che il ruolo di autore di Cobain dentro i Nirvana non era compatibile, per ovvie ragioni caratteriali, con quello di altri candidati...).
Alternandosi tra batteria e chitarra, Grohl porterà avanti la vicenda dei Foo Fighters trovando anche il tempo di suonare occasionalmente con gli amici Queens Of The Stone Age. In occasione del decennale dalla nascita la band pubblicherà poi l’album “In Your Honor”, per metà elettrico e per metà acustico, di certo l’opera più matura realizzata fino a quel momento dai Foo Fighters. E se il titolo (“in tua memoria”) sembra ritornare a quel triste evento luttuoso di dieci anni prima, la canzone intitolata “Friend of a Friend” è invece dichiaratamente un ricordo, e un tributo, all’amico scomparso: il più bello che si potesse scrivere. I versi «He said nevermind / And no-one speaks» (“quando diceva “nevermind” / nessuno poteva più parlare”) sono davvero le parole più belle mai lette, o ascoltate, in memoria di Kurt Cobain.
Alternandosi tra batteria e chitarra, Grohl porterà avanti la vicenda dei Foo Fighters trovando anche il tempo di suonare occasionalmente con gli amici Queens Of The Stone Age. In occasione del decennale dalla nascita la band pubblicherà poi l’album “In Your Honor”, per metà elettrico e per metà acustico, di certo l’opera più matura realizzata fino a quel momento dai Foo Fighters. E se il titolo (“in tua memoria”) sembra ritornare a quel triste evento luttuoso di dieci anni prima, la canzone intitolata “Friend of a Friend” è invece dichiaratamente un ricordo, e un tributo, all’amico scomparso: il più bello che si potesse scrivere. I versi «He said nevermind / And no-one speaks» (“quando diceva “nevermind” / nessuno poteva più parlare”) sono davvero le parole più belle mai lette, o ascoltate, in memoria di Kurt Cobain.
fdl
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WA
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