Con un nome così perfetto da sembrare inventato (e in effetti è inventato, la cosa strana è che il nome “vero” di Elvis Costello sembra ancora più finto: Declan Patrick McManus!) Costello è stato sin dalla metà degli anni Settanta uno dei protagonisti indiscussi della canzone d’autore inglese. Nato a Londra ma trapiantato per l’intera adolescenza a Liverpool, con un background che andava dal country al bluegrass al rock’n’roll tradizionale, Costello si farà le ossa nel circuito di quello che allora veniva chiamato “pub rock” ed avrà la sua prima occasione discografica grazie all’etichetta Stiff, che proprio in quella scena, a cavallo tra rock da pub ed i primi singulti del punk, stava percando i propri talenti. I suoi grossi occhiali anni Cinquanta (vezzo estetico evidentemente rubato a Buddy Holly) e la straordinaria intelligenza e capacità di scrivere canzoni che in due minuti riuscivano a condensare tutta l’essenza del pop (riscoprite fra le tante “Alison” o “Everyday I Write The Book”) hanno fatto negli anni di Elvis Costello un piccolo classico per amatori. La sua trasformazione “colta” a partire dalla metà degli anni Novanta - culminata nella collaborazione con il compositore Burt Bacharach - lo ha reso forse più azzimato che in passato ma non ne ha minimamente intaccato l’ispirazione. Nel 2003 Costello ha sposato la polistrumentista jazz Diana Krall, uniione pure questa non priva di interessanti risvolti artistici.
Curiosità: “Less Than Zero”, una sua canzone contenuta sull’album “My Aim Is True” del 1977, ha ispirato il titolo dell’omonimo romanzo di esordio dello scrittore statunitense Bret Easton Ellis (“Meno di zero” nella traduzione italiana). Lo stesso Costello appare anche all’interno del romanzo sotto forma di poster nella cameretta del protagonista.

fdl


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