Depeche Mode

Dei sopravvissuti? Non esattamente. I Depeche Mode hanno superato brillantemente come nessun’altro il passaggio da “giovane promessa techno-pop anni Ottanta” a “fenomeno stadium-rock anni Novanta” a “raffinati interpreti elettro-minimali anni Duemila”. In tutte e tre le incarnazioni hanno prodotto almeno un album memorabile (spesso anche più d’uno) e sono a tutti gli effetti la band più “influente” nella storia del pop, oltre ad aver venduto più di 100 milioni di dischi. Tutti devono qualcosa ai Depeche Mode: dai dj berlinesi ai produttori r’n’b, da Marylin Manson ai nuovi "revivalisti" dell'electro-pop di marca Eighties. Dallo scintillante pop senza rughe degli esordi alla profonda cognizione del dolore delle gotiche opere anni Novanta (quando anche il regista Wim Wenders si innamorò di loro) ai più recenti successi (incluso quel "Sounds Of The Universe" pubblicato nell'aprile 2009), i Depeche Mode sono la prova di quanto - e quanto in profondità - si possa andare con un sintetizzatore e poco più.
fdl, Giorgio Valletta
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