Charlie Parker

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Il gigante del sassofono alto, Charlie Parker, può a buon diritto essere considerato il padre del jazz moderno. nasce a Kansas City nel 1920, e lì muoverà i primi passi dentro varie orchestre in attesa dell’agognato trasferimento a New York nel 1941, dove entrerà a far parte delle big band di Jay McShann, quindi di Earl Hines e Billy Eckstine, ma allo stesso tempo comincerà a frequentare il circuito dei piccoli club attorno alla 52° strada, quelli dove il trombettista Dizzy Gillespie stava cominciando a riscrivere le regole del jazz. Più che concentrarsi sulla composizione, i cosiddetti “beboppers” preferivano focalizzare la propria attenzione sulla improvvisazione pura. Armonia e ritmo diventano concetti assai fluidi nelle loro mani, ma non per questo il suono di Parker è ostico, al contrario è caldo, esuberante e melodico. Nonostante l’ostilità di alcuni puristi del tempo, lo stile di Parker fu destinato a rivoluzionare il modo stesso di concepire il jazz negli anni a venire.
Curiosità: all’indomani della morte di Parker, Charles Mingus sembra abbia dichiarato «i musicisti jazz aspettavano che uscisse l'ultimo disco di Bird per sapere cosa avrebbero suonato l'anno prossimo. Che faranno ora che lui è morto?»

fdl


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