La sua “Let’s Stay Together” del 1972 è una delle più belle e più amate canzoni d’amore di tutti i tempi. Basterebbe forse questo a garantire ad Al Green un posto nel pantheon dei grandi della canzone d’ogni tempo e luogo. Con una quarantina di album incisi tra il 1967 ed oggi Al Green possiede però sicuramente diverse altre ragioni (e canzoni) per essere ricordato. Dagli esordi gospel, al soul e poi di nuovo al gospel in seguito alla conversione al cristianesimo nel 1974 (dopo che una sua fidanzata lo ferì con una tazza di cereali bollenti e poi si suicidò, in seguito al suo rifiuto di sposarla), la vicenda umana di Al Green va di pari passo con quella artistica. Otto sono i Grammy Award vinti da Al Green nel corso della sua carriera per il genere “gospel da chiesa”, mentre una sintetica (ma estremamente documentata) carrellata sulle vicende della sua vita è possibile ritrovarla nel documentario “The Gospel According to Al Green”, realizzato dal filmaker Robert Mugge nel 1984.

fdl


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